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Milord e Bocca di Rosa

13, Aprile 2013 Inviato da admin in : credenze e valori , trackback

È in atto una crociata puritana contro la prostituzione. L’ argomento principale è semplice (semplicistico?) la vendita di prestazioni sessuali rappresenta una violazione dei diritti umani e della dignità della donna, un’ attività criminale che comporta traffico di esseri umani e riduzione in schiavitù, e quindi va proibita.

Ma vediamo di affrontare la questione con pragmatismo e proporzionalità, basandoci su fatti accertati.

Cominciamo a vedere quali potrebbero essere le ragioni per frequentare prostitute:

– perché non si vuole un coinvolgimento affettivo e non si ha voglia o tempo di impegnarsi in un corteggiamento;

– perché si è timidi e non vuole rischiare un rifiuto;

– perché ci si trova momentaneamente lontano da casa per lavoro o altro e si non sa stare da soli;

– perché si porta un handicap e non si trova nessuno disponibile.

Per rispondere a questa domanda alcune donne sono disposte a offrire le loro prestazioni

– per pagarsi gli studi;

– per sostenere le loro famiglie nei loro paesi di origine;

– o semplicemente per guadagnare soldi.

Sono legittime ragioni, lo stato non deve intromettersi in queste questioni che sono private, almeno non in una democrazia liberale come amiamo definirci. Lo stato ha il compito di garantire che questo commercio, come tutti i commerci si svolga in modo equo, che le persone coinvolte abbiano diritto a alla loro autonomia.

Naturalmente ci sono anche casi più problematici, come sadomaso, feticismo, bondage estremo, casi borderline dove c’è il rischio di scivolare nella patologia con rischi di danni fisici e psicologici alle operatrici e ai clienti. Non sono psichiatra, non ho le competenze per poter capire dove inizia la patologia ma ho quanto basta di sensibilità umana per capire che la sessualità umana possiede zone di luce e zone d’ ombra, è complessa e contradditoria. Finché si tratta di adulti consenzienti, non c’è da mettere becco. Forse certe cose non si osa farle con una compagna/o ci vogliono professioniste/i che si prestino a fare e farsi fare certe cose dietro compenso. Le prostitute forniscono in questo caso prestazioni di ordine socio-sanitario; e il compito di sorveglianza dello stato sul corretto svolgersi di quest’ attività che rasenta una prestazione psicologico-psicoterapeutica, è giustificato da istanze di medicina del lavoro, di protezione delle lavoratrici e dei clienti.

La prostituzione è disprezzata e criminalizzata a torto. La prostituzione è un lavoro dove si scambiano, all’ interno di una transazione commerciale, relazioni intime, che possono suscitare emozioni e sentimenti. D’ altra parte anche l’ assistenza agli anziani, la cura dei bambini, le cure infermieristiche ai malati forniscono a pagamento prestazioni ad alto tasso emotivo. E ancora, nessuno si scandalizza perché medici e psicologi si fanno pagare le loro prestazioni. È proprio segno di professionalità la capacità di distinguere l’ intimità tra i corpi dall’ atto sessuale, di separare il lavoro dalla vita privata. Che dire allora di filosofi, scienziati, giornalisti, che vendono la loro intelligenza, qualcosa di ben più prezioso del corpo – dicono – al miglior offerente.

Nemmeno il sesso all’ interno di una coppia è gratis, si dà e si riceve sempre qualcosa in cambio, sostegno, protezione, autostima, lavoro domestico, aiuto nell’ allevamento dei figli, ecc. Il matrimonio stesso è, sotto certi aspetti, una forma di contratto in esclusiva, ufficialmente sanzionato, di scambio di servizi. Nella relazione puntuale con una prostituta non sono possibili servizi reciproci, si paga con un mezzo che la prostituta può utilizzare per comperare altri servizi.

Si dice spesso che la prostituzione è la professione più antica ma questo è solo un mito. Probabilmente la professione più antica, sempre prevalentemente femminile, è un’ altra, l’ ostetrica. È un tema interessante questo ma lo potremo trattare un’ altra volta, basti qui ricordare che l’ evoluzione della divisione del lavoro e della specializzazione di funzioni con la fornitura a pagamento di prestazioni anche di natura intima e sensibile è un naturale fenomeno legato allo sviluppo della civiltà.

La sessualità umana nel corso dell’ evoluzione si è sganciata dalla riproduzione, è diventata fine a se stessa, un modo di stringere relazioni, e si è legata all’ aspetto economico. Il sesso da accesso a risorse sociali ed economiche, contribuisce ad aumentare e stabilizzare contatti; è una potente forza nelle motivazioni umane ed è insensato cercare di eliminarlo dalle relazioni sociali. Esso è spesso associato in modo perverso con il potere, si danno e pretendono prestazioni sessuali in cambio di fette di potere o per esibire il proprio potere, e c’è modo di guadagnare un sacco di soldi sfruttando persone deboli e indifese per rispondere alla domanda in questo mercato. Per massimizzare i guadagni, bande criminali organizzano la tratta e lo sfruttamento.

La prostituzione viene quindi a simbolizzare lo sfruttamento estremo, l’umiliazione e la riduzione in schiavitù della donna da parte del maschio. La lotta alla prostituzione viene ad essere identificata con la promozione della dignità femminile ma spesso proprio la repressione del fenomeno prostituzione, spingendolo nell’ illegalità, favorisce la formazione e il consolidamento di queste organizzazioni criminali.

Non c’ è niente di fondamentalmente sbagliato nel vendere prestazioni del proprio corpo, un’ attività che non è più disonorevole che vendere o acquistare altre prestazioni materiali o intellettuali di una persona. Le decisioni sulla propria persona dovrebbero essere una questione di scelta personale: ognuno ha il diritto di disporre autonomamente come impiegare il proprio corpo e il proprio intelletto.

Lo stigma attaccato a questo genere di commercio è basato su un collage di credenze e pregiudizi: la sessualità femminile è essenzialmente male, la sessualità maschile è fondamentalmente rapace, il sesso è buono solo in un’ ottica riproduttiva. È una concezione della sessualità che nega autonomia e dignità alle persone, indipendentemente dai loro orientamenti sessuali e dalle loro scelte di vita.

Resta tuttavia lecito chiedersi quali sia l’ effettiva libertà delle persone che praticano la prostituzione, uno sporco lavoro con rischi evidenti per la sicurezza, la salute e l’ autonomia delle lavoratrici, in un mercato regolato da maschi che perpetua la dominanza maschile.

Lo fanno verosimilmente perché costrette dalle contingenze e ne farebbero volentieri a meno se avessero alternative più attraenti. Ma d’ altra parte quanto libera è una donna delle pulizie, una bracciante agricola, un’ operaia alla catena di montaggio, un’ assistente geriatrica? Non sceglierebbero anche loro una professione più prestigiosa e meglio remunerata se ne avessero l’ opportunità?

Di una questione il mercato del sesso ci rende consapevoli in modo brutale: abbiamo raggiunto la parità dei sessi? E la risposta è tuttora un chiaro no, anche in Europa.

La violazione della dignità umana non è il commercio di prestazioni del proprio corpo ma il loro sfruttamento in una situazione di dipendenza da terzi. La prostituzione viene esercitata in condizioni di semischiavitù quando l’ inadempienza dello stato la rende ostaggio di bande criminali. Obiettivo di una legislazione liberale è di promuovere l’ autonomia personale; i limiti alla libertà di commercio devono essere adeguati e proporzionali agli obiettivi di lotta alla criminalità. L’ esperienza insegna che il proibizionismo non risolve i problemi ma li aggrava. La risposta corretta ai problemi posti dalla prostituzione passa dalla promozione dell’ autonomia e della dignità personale delle persone che la praticano, il proibizionismo e la messa off limits non può fare altro che stigmatizzarle ulteriormente e rafforzare le bande criminali che le sfruttano.

Ci sono molte altre situazioni in cui la dignità dei lavoratori viene violata, e persone deboli, sprovvedute e indifese vengono impiegate in condizioni di sfruttamento se non di vera e propria schiavitù, sui cantieri, nei campi, in manifatture clandestine, ecc. Ci sono anche situazioni in cui attività perfettamente legali, dai casinò alle banche, vengono utilizzate per coprire affari illegali e nascondere guadagni ottenuti disonestamente. Tuttavia queste situazioni non vengono utilizzate come argomenti per proibire l’ agricoltura, l’ edilizia, la manifattura, la finanza. I lavoratori e le lavoratrici non si proteggono proibendo la produzione e il commercio.

Proviamo a trattare l’ argomento anche da un altro punto di vista, utilizzando la pornografia come modello. La produzione e il commercio di materiale pornografico sollevano le medesime reazioni puritane. Eppure ci sono anche produzioni che vengono considerate arte, dalle foto di bondage estremo di Araki, alle performances di antropometria di Yves Klein, alla letteratura erotica come il Kamasutra. Ci si potrebbe chiedere, come mai i corpi femminili delle fotografie di Araki, seminudi, legati e impacchettati, con gli organi sessuali esibiti in posizioni di totale sottomissione al fruitore sono arte, mentre un qualsiasi spettacolo erotico è pornografia: le emozioni che questi corpi suscitano sono le medesime. Anche qui la violazione della dignità femminile non sta nell’ atto di esibirsi ma nelle condizioni in cui ciò si esplica: autonomia e creatività oppure costrizione e involuzione.

La storia insegna che per proteggere i lavoratori dallo sfruttamento il miglior mezzo si è rivelato finora la loro libera associazione. È questa la via da seguire anche per il mercato del sesso. Non criminalizzare le prestazioni sessuali a pagamento (dalla pornografia alla prostituzione) ma promuovere l’ organizzazione delle lavoratrici stesse e dei lavoratori stessi del sesso.

Proprio la promozione della professione potrebbe favorire l’ autostima, l’ autonomia e la dignità personale delle persone che la praticano e aiutarle a liberarsi dal controllo e dallo sfruttamento da parte delle bande criminali. Inoltre sarebbe un modo di insegnare ai clienti che hanno a che fare con persone umane con uguali diritti alla libertà, alla sicurezza e alla ricerca della felicità.

Vedete organizzazioni di auto-aiuto di prostitute come www.verein-xenia.ch a Berna, e www.aspasie.ch a Ginevra. I nomi sono molto evocativi: Xenia era l’ arte dell’ ospitalità nell’ Antica Grecia; Aspasia, compagna di Pericle, era donna emancipata già ai tempi della misogina Antica Grecia, accusata di lenocinio in reazione al suo spirito libero. Sono nomi che non evocano disonore o vergogna ma piuttosto la rivendicazione di rispetto e tolleranza.

Vedete siti pornografici come www.abbywinters.com : mostrano rispetto e trasparenza nei confronti delle persone coinvolte: chi agisce di fronte alla telecamera e chi opera dietro (molto spesso donne pure loro) non da affatto l’ impressione partecipare in un atto di violazione della propria dignità ma mostra piuttosto il piacere di una sana e consapevole libidine, quasi quasi un certo orgoglio, vogliamo chiamarlo “slut pride”?.

Molte professioni oggi prestigiose sono state disprezzate nel passato: professioni circensi, attori, artisti, cerusici ambulanti. Oggi abbiamo famose compagnie di circo, prestigiose scuole di teatro, accademie artistiche, facoltà di medicina e chirurgia. Perfino la raccolta dei rifiuti è diventata un’ apprezzata operazione ecologica; solo le prostitute restano disprezzate; forse questo è un segno tangibile che l’ emancipazione femminile è ancora soltanto una parola vuota.

Bibliografia

Nicole Castioni. Le soleil au bout de la nuit. Editions Albin Michel, Paris 1998

Wendy Chapkis. Live sex acts: women performing erotic labor. Routledge, New York 1997

Kamala Kempadoo & Jo Doezema (eds) Global sex workers: rights, resistance and redifinition, Routlege, New York 1998

Kamala Kempadoo (ed. with Jyoti Sanghera & Bandana Pattanaik).Trafficking and prostitution reconsidered, new perspectives on migration, sex work and humanrights. Paradigm, Boulder 2005

Valentin N.J. Landmann. Nackte Tatsachen, der Rotlicht-Report. 2. Auflage. Orell Füssli, Zürich 2011

MarthaNussbaum: taking money for bodily services in sex and social justice, Oxford Uni press, Oxford 1999

Richard A Posner. Sex and reason. Harvard university press. Cambridge Mass 1992

Joan Roughgarden. Evolution’s rainbow. Diversity, gender and sexuality in nature and people. University of California press, Berkeley 2004.

Timothy Taylor. The prehistory of sex. Four millions years of human sexual culture. Bantham Books, New York 1996

Commenti»

1. Giovanni D'Incecco - 19 Dicembre 2015

a mio avviso, tutti e tutte dpvrebbero avere l’alternativa a un vivere come si vuole,rispettando i diritti altrui, casa lavoro cibo ecc. se poi uno decide di fare il prostituto/a sono affari suoi, studio e condivido l’articolo fino in fondo e fino in fondo mi chiedo sempre ma chi rappresenta in italia il mio punto di vista “laico” sul mondo? Povera italia

2. admin - 19 Febbraio 2021

un messaggio ricevuto il 22.06.2015 da Fla66_V@libero.it
Sono rimasta veramente sconcertata dall’articolo di cui sopra, la cui tesi è che il sesso è “un servizio indispensabile alla società” (società che, in quanto liberata sessualmente, dovrebbe avere bisogno di tutto meno che di questo). Quindi, secondo l’autore dell’articolo, il sesso è un diritto di alcuni a scapito di altre/i (che proprio perché vengono pagate/i non hanno diritto a scegliere il partner sessuale e soprattutto, non hanno diritto al piacere con tutto ciò che comporta), e naturalmente quegli alcuni sono nella stragrande maggioranza uomini. Questo è un assunto della società che credevamo avere alle spalle, ovvero quella fascista e patriarcale. All’epoca si diceva che l’uomo aveva diritto ad andare nella casa chiusa per “rispettare le mogli, perché le donne per bene certe cose non le fanno”, quindi le facevano le cittadine di serie B, quelle che non avevano diritti in quanto ridotte a merce.
Oggi si è arrivati al punto di far credere ad alcune donne che “vendersi è un atto femminista”. Beh, questa è la risposta di una quelle donne che a questa cosa ci credeva e l’ha messa in atto:
http://www.resistenzafemminista.it/femme-fatale-contro-inganno-sex-work/

3. admin - 19 Febbraio 2021

Rispondo a questa mail che solleva un’ obiezione importante: è illusorio pensare che la prostituzione sia una libera scelta.
Certo, essa è condizionata da molti fattori, compresa la carenza di alternative migliori per guadagnarsi il pane; ed è anche vero che bande criminali di sfruttatori organizzano lo sfruttamento e la tratta. Aspetti che cerco di affrontare nel mio articolo.
Tuttavia non credo che la risposta sia il proibizionismo, anzi spesso così la situazione peggiora.
Ma non esistono soluzioni-miracolo: come per l’ alcoolismo, le dipendenze da droghe, il gioco d’ azzardo, ecc. nemmeno la depenalizzazione risolve tutti i problemi, ma, se non altro, permette di affrontarli con misure appropriate e proporzionate riducendo nel limite del possibile i danni alle persone coinvolte.

4. admin - 19 Febbraio 2021

ricevuto il 21.06.2015 da enrica1234@yahoo.it
Buonaserta, sono Enrica Rota e collaboro anche io alla rivista “L’Ateo”.
Volevo complimentarmi per il Suo articolo (“Milord e Bocca di Rosa …”), che ho trovato davvero molto bello e decisamente condivisibile.
Con i miei migliori saluti.
Enrica Rota