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Identità europea?

27, Dicembre 2012 Inviato da admin in : credenze e valori , trackback

Oggi si parla molto di recupero della nostra identità, dei valori fondamentali dell’ Europa, dell’ Occidente. Ma quali sono questi valori? E da dove vengono?

Cominciamo a vedere prima di tutto da dove vengono gli Europei. Se si analizza la mappa genetica dell’ Europa, in parallelo con la diffusione delle lingue, si possono identificare diverse componenti nel popolamento dell’ Europa dopo l’ era glaciale. I discendenti diretti dei primi colonizzatori dell’ età della pietra sono oggi minoritari, le maggiori componenti corrispondono alle immigrazioni successive in relazione con l’ espansione dell’ agricoltura, dell’ allevamento e della pastorizia.

Nell’ Antichità, l’ Europa era una specie di Far West, rozzo e incolto. La civiltà arrivò in Europa relativamente tardi, con la Civiltà Greca e poi l’ Impero Romano ed ha ricevuto in seguito molti innesti.

Dapprima il Cristianesimo, sulla cui organizzazione ecclesiastica si è appoggiata la ricostruzione della società civile e l’ organizzazione politica dopo la caduta dell’ Impero Romano. Val la pena attardarsi un attimo sul ruolo del Cristianesimo nello sviluppo dell’ Europa, dato che è spesso considerato l’ unica componente fondamentale della nostra identità. Come detto è stata l’ organizzazione ecclesiastica, una concreta costruzione secolare in paradossale contrasto con l’ idealismo delle origini, a giocare un ruolo fondamentale nell’ organizzare la società urbana attorno ai vescovi, nel marasma delle invasioni barbariche. Conquistando un certo potere temporale in mano al vescovo di Roma, la Chiesa è riuscita a mantenere questo ruolo di antagonista del potere di re e imperatori fino all’ Evo Moderno.

L’ Europa è stata molto ricettiva anche nei confronti della cultura che le apportarono le invasioni barbariche. A loro volta, gli invasori barbari subirono l’ ascendente della cultura romana e dei suoi eredi, i vescovi cristiani, in primis il Papa, e si convertirono al Cristianesimo. La frammentazione degli stati barbarici impedì la ricostituzione di un impero con giurisdizione globale, nemmeno il Sacro Romano Impero Germanico di Carlo Magno ci riuscì. Inoltre tutti i poteri secolari dovevano ormai fare i conti con un formidabile antagonista, la Chiesa, che nel frattempo si era consolidata sotto la guida dal Pontefice Romano. È proprio questo ruolo di contrappeso al potere assoluto dei sovrani che garantirà quelle fessure di relativa autonomia nelle quali si svilupperà l’ embrione di quell’ indipendenza intellettuale che darà adito, nei secoli successivi, alle rivoluzioni culturali del rinascimento e della modernità.

È grazie a traduzioni dall’ arabo che l’ Europa rientrò in contatto con la tradizione filosofica classica che, perseguitata nell’ Impero Romano in mano ai Cristiani, si era rifugiata nell’ impero Sasanide e, in seguito alla caduta di questo, era sopravvissuta nel mondo islamico. Una seconda ondata di classici greci giunse coi Bizantini in fuga alla caduta di Costantinopoli.

Col tempo questo improbabile angolo del continente asiatico iniziò a giocare un ruolo di primo piano nella storia mondiale. La frammentazione geografica dell’ Europa favorì le città-stato, basate sul commercio, e poi gli stati nazionali basati su un’ identità linguistica. Lo sviluppo economico e mercantile portò allo sviluppo della borghesia, affrancata dal potere dei sovrani e della chiesa, allo sviluppo del movimento scientifico e umanistico, all’ espansione tecnologica e industriale. Altri popoli in Asia avrebbero avuto la tecnologia (forse addirittura migliore) per questa espansione ma non le motivazioni. Gli Europei si trovavano nella necessità di aggirare l’ Islam che gli tagliava la strada dei commerci con il resto del mondo.

Il colonialismo delle potenze europee le mise in contatto con i popoli colonizzati che a loro volta apportarono le loro concezioni.

Alla fine di questo processo, la caratteristica dell’ Europa è quella di non aver una sola radice, ma più di una. I tentativi di riunire l’ Europa sotto una sola identità si sono finora tutti risolti con oppressioni totalitarie.

Ricuperare i valori dell’ Europa significa quindi rivalutare il pluralismo e affrontare la crisi del liberalismo, che è stato ridotto a puro liberismo, dimenticando l’ uguaglianza e la solidarietà. Da questa crisi del liberalismo prende forza il fondamentalismo religioso e stanno rinascendo divisioni basate su etnicità e nazionalità anche all’ interno dell’ Unione Europea.

Ma il pluralismo è solo un valore europeo? I diritti del cittadino non sono un’ invenzione dell’ Europa. La democrazia è un valore universale che trascende le culture: essa non è caratterizzata solo dall’ organizzazione di votazioni, che possono comunque essere manipolate, ma piuttosto dalla libertà di parola, senza censura e senza subire minacce, dal rispetto delle opinioni altrui e dei diritti delle minoranze. Se ne possono trovare germogli anche fuori dall’ Europa. Il ruolo centrale dell’ Europa moderna in questo processo è stato quello di avere elaborato e collaudato strumenti politici, contrappesi al potere dello stato, per porre la garanzia dei diritti del cittadino al di sopra del potere del sovrano. Montesquieu: “ogni potere senza limiti non può essere legittimo”.

L’ illuminismo è un’ altra importante radice europea. Come mai queste idee hanno potuto maturare proprio in Europa nel XVIII secolo e non altrove? La ragione principale è verosimilmente l’ assenza di un’ autorità centrale che sia riuscita ad assumere il controllo politico di tutt’ Europa. La pluralità di poteri e stati in concorrenza fra loro lasciava, quale effetto collaterale, degli spazi di relativa libertà, che sono cresciuti col tempo. Libertà di critica, di cercare da sè la verità, di praticare (o meno) dei culti di propria scelta, di disporre della propria persona, di organizzare autonomamente la propria vita sociale, affettiva, professionale. Ancora oggi esistono ostacoli alla libertà personale, retaggi in cui la capacità delle istituzioni di garantire i diritti individuali delle persone è limitata, in reti troppo strette e chiuse di relazioni (dalle mafie alle comunità e clan su base etnica o religiosa, fino alla famiglia). Il sostegno personale che esse danno può facilmente trasformarsi in sfruttamento e impedimento allo sviluppo delle potenzialità personali, soprattutto per gli elementi più deboli della rete sociale.

L’ identità europea quindi non è da cercare in una caratteristica condivisa da tutti ma nella pluralità, quella degli individui e dei paesi e delle culture che la formano. Confini etnici, religiosi, linguistici, economici e politici non si sovrappongono.

Possiamo allora tentare una definizione giuridica: Europa è quella regione dove le costituzioni degli stati contengono convenzioni legislative comuni e si sottopongono a giudizio di corti comuni. Oppure considerarne una basata sull’ evoluzione storica. L’ Europa è stata per millenni il ricettacolo di quanto accadeva nel resto del mondo. È il punto dove è confluito il sapere e la riflessione filosofica occidentale, inteso come Occidente dell’ Asia (Vicino Oriente, Anatolia, Russia, Nordafrica, ma con contributi anche da India e Cina). La globalizzazione cui assistiamo oggi potrebbe essere la marea di ritorno.

Bibliografia

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[1] Luca & Francesco Cavalli-Sforza. Chi siamo: la storia della diversità umana. Mondadori, Milano 1995

[1] Braudel. Il mondo attuale. Vol II: Le civiltà europee. Einaudi, Torino 1966.

[1] Amin Maalouf. Le dérèglement du monde. Grasset, Paris 2009

[1] Dimitri Gutas. Pensiero greco e cultura araba. Einaudi, Torino 2002 (tit. originale: Greek thought, arabic culture)

[1] Michael Cook. A brief history of the human race. Granta books, London 2003

[1] Tzvetan Todorov. Il nuovo disordine mondiale: le riflessioni di un cittadino europeo. Garzanti, Milano 2003 (tit. originale: Le nouveau désordre mondial)

[1] Amartya Sen. La democrazia degli altri. Mondadori, Milano 2004

[1] Tzvetan Todorov. Lo spirito dell’ illuminismo. Garzanti, Milano 2007 (tit. originale: L’ esprit des lumières)

[1] Diane Coyle. The soulful science. What economists really do and why it matters. Princeton university press. Princeton 2007

[1] Elmar Holenstein. Kulturphilosophische Perspektiven. Suhrkamp, Frankfurt a.M. 1998

Commenti»

1. admin - 27 Dicembre 2012

La fissazione per l’ identità non è solo europea. I liberi pensatori indiani devono vedersela con gli stesi problemi (http://nirmukta.com). Basta sostituire cristiano/Europa con indù/India e trovate le medesime discussioni. Idem per i paesi islamici se non fosse per l’ alto rischio di finire ammazzati (http://www.faithfreedom.org/).
Le tradizioni culturali non sono compatte, omogenee e chiaramente distinte una dall’ altra. Sono invece complesse e eterogenee, con contradditorie caratteristiche al loro stesso interno. L’ omogeneità delle culture è un mito – all’ interno di ogni cultura agiscono valori e aspirazioni contradditorie ma non per questo illegittime – e non rappresenta nemmeno un ideale. Il potenziale di evoluzione e di autorealizzazione di una cultura si realizza solo con le tensioni tra diversi valori, come avviene per ogni essere umano. I conflitti di valori si stabiliscono prima di tutto all’ interno stesso delle varie culture e civiltà. Se esiste un conflitto di civiltà è caso mai un conflitto di civiltà complesse, dove all’ interno di ciascuna si possono trovare potenziali alleati alle manifestazioni di valori in altre.
La religione non è l’ unico modo di definire l’ identità o l’ identità alla quale si accorda la maggiore importanza.

2. admin - 27 Dicembre 2012

Germogli di libero pensiero in tutto il pianeta

Tolleranza: in tutto il mondo si constata che per tutti la tolleranza è preferibile alla guerra e alle persecuzioni.
Laicità: la società degli uomini è bene che sia guidata da princîpi puramente umani.
Autonomia della conoscenza: non sottomettersi alla tradizione o agli astri ma fare affidamento sull’ indagine razionale

Cina, II millennio a.C.: separazione di fatto tra stato e religione
Ashoka, imperatore Maurya, India, III sec a.C.: leggi non discriminatorie per casta, fede o schieramento politico, tolleranza di tutte le opinioni.
Zenone, Grecia Antica, III sec. A.C.: Tutti gli esseri umani sono uguali (stranieri, schiavi, donne), perchè tutti aspirano alla felicità.
Shotoku, principe giapponese, inizio VII secolo: le decisioni su questioni importanti non devono essere prese da una sola persona ma discusse tra molti.
Ar-Razi (Rhazes), Iraq, IX secolo: prevalenza del sapere rigorosamente umano, calato nell’ esperienza e guidato dalla sola ragione.
Ibn Rushd (Averroè), Spagna mussulmana, XII sec: uguaglianza dei cittadini (donne comprese).
Nordamerica precolombiana: le operazioni politiche si decidono per consenso dei sachem (maschi) e delle capo-clan (femmine)
Akbar, impertore Moghul, India, 2° metà XVI sec: stato neutrale in materia religiosa.
Ahmed Baba, Africa, inizio XVII secolo: uguaglianza delle razze, condanna dello schiavismo.
Montesquieu, Francia, inizio XVIII secolo: ogni potere senza limiti non può essere legittimo.