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Yves Klein: l’ illusionista quale modello dell’ uomo in relazione con i suoi simili

27, Giugno 2009 Inviato da Giovanni Ruggia in : libri e arte , trackback

Avevo visitato l’ esposizione su Yves Klein (corps, couleur, immatériel) al Centre Pompidou di Parigi durante il mese di novembre 2006.
Confesso che all’ inizio ero piuttosto scettico, addirittura irritato. Mi sembrava che l’ artista volesse prendersi gioco di tutti con le sue fumose teorie, la sua ricerca della notorietà a tutti i costi, il suo egocentrismo, (“il capolavoro di un pittore è dipingere se stesso”).
Poi piano piano l’ irritazione si è stemperata. A un certo punto mi si è presentata alla mente l’ idea di illusionismo. Con quest’ idea ho visto il resto dell’ esposizione sotto un’ altra luce: avevo di fronte l’ opera di un grande artista, di un genio dell’ illusionismo: il monocromatismo e le antropometrie erano il suo modo di creare un’ illusione, di condividere con il fruitore qualcosa che in realtà esiste solo nelle menti (“tutta la scienza e l’ arte sono una farsa”, mi pare abbia detto in una conferenza alla Sorbona).
Tutto trovava un senso in quest’ idea di illusione.

La sua idea del blu monocromatico, un colore senza dimensioni, il colore del cielo e del mare, quanto di meno concreto esista sulla terra; l’ idea di colorare di blu perfino le esplosioni atomiche. E poi, più tardi, il tricromatismo, blu, rosa e oro, evocazione della trinità.
La cessione dietro pagamento di una somma di denaro di “zone di sensibilità pittorica immateriale”, cioè la consegna, documentata fotograficamente, da parte dell’ artista in presenza di alcuni testimoni di un certificato, che viene bruciato all’ istante, attestante che l’ artista ha ceduto, appunto, qualcosa di immateriale.
Meglio ancora le antropometrie: modelle nude, che si cospargono di vernice e si stendono, si fanno trascinare o si strusciano su una tela con accompagnamento di orchestra, non possono lasciare indifferente alcun fruitore maschio e nemmeno le femmine che si immaginano certamente quanto sta passando per la testa dei maschi che le accompagnano. Il fatto che ciò avvenga non in un atelier privato ma in una performance pubblica, e solo di fronte a persone selezionate, non fa altro che potenziare l’ effetto.
Suggerire senza dire nulla: Si gioca sull’ erotismo, sulle fantasie sessuali, sulla pornografia (diciamolo pure) per sublimare, “transustanziare” (il paragone con l’ eucaristia non è mio, l’ ho preso dal catalogo della mostra) il corpo.
Se questo non è catturare l’ attenzione, suggerire di immaginare e interpretare la realtà secondo i propri desideri e le proprie speranze!
Questo concetto di illusione, a mio parere, potrebbe essere fecondo nello spiegare il senso dell’ arte. Lo si potrebbe applicare a Picasso (un qualsiasi scarabocchio diventa arte se firmato da lui), o a Tinguely, oppure a Christo con i suoi impacchettamenti.
È un creare valore dal nulla, modificando la percezione che i fruitori hanno della realtà. È quanto fanno anche gli uomini d’ affari di successo (come ci dice lo stesso Klein) che creano valore per il fatto stesso di manipolare beni e servizi. Passando per le loro mani, o anche solo per le loro menti, acquistano valore aggiunto: le quotazioni in borsa salgono (e scendono), indipendentemente dal valore reale dell’ impresa quotata, a seconda di ciò che fa la massa degli speculatori, mossa da vere e proprie illusioni.
L’ illusionista quindi come modello dell’ artista, dell’ uomo d’ affari, del ministro di culto, in breve dell’ uomo in relazione con i propri simili.
Anche l’ uomo di scienza? Ma lo scopo della scienza non è di evadere da quest’ illusione condivisa e andare a scoprire se esiste una realtà “reale”? missione impossibile?
Yves Klein: corps, couleur, immatériel. Éditions du Centre Pompidou, Paris 2006

Commenti»

1. athos - 9 Maggio 2011

commentare ?
davvero difficile persino imbarazzante in quanto non oserei porre nemmeno una parola …..comunque hai aperto una finestra interessante ..,…la luce che entra è davvero stimolante.