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Il creazionismo è una scienza?

24, Giugno 2014 Inviato da admin in : credenze e valori , trackback

C’è un crescente attivismo da parte dl ambienti legati ai settori più conservatori delle religioni – soprattutto in America, ma se ne vedono accenni anche in Europa e nemmeno i paesi islamici stanno a guardare – per introdurre nei programmi scolastici una teoria chiamata creazionismo in alternativa alla teoria della selezione naturale per pressione ambientale. Secondo questa teoria gli esseri viventi sono troppo complessi per essersi evoluti grazie a un meccanismo aleatorio e senza un fine. La complessità del mondo biologico rende necessario postulare un creatore, o come si preferisce dire oggi un designer intelligente. Infatti oggi si cerca evitare il termine creazionismo, che suona un po’ obsoleto, per utilizzare il termine americano di “intelligent design”. Diciamolo subito! Il creazionismo non è scienza, almeno non è scienza come la intendiamo oggi, è piuttosto una versione contemporanea di conoscenza naturalistica primitiva.


Le conoscenze naturalistiche primitive non sono necessariamente cattive, possono rivelarsi molto utili per far fronte alle incombenze quotidiane di evitare i pericoli, procurarsi da coprirsi e da mangiare, cercare il partner adatto alla riproduzione. La mente umana funziona molto bene per questo, è un meccanismo euristico, evolutosi per selezione naturale, che riesce a trovare soluzioni semplici, approssimative e veloci, in accordo con i dati di fatto immediati dell’ ambiente circostante, registrati dai nostri organi di senso.

Con questo meccanismo gli esseri umani sono riusciti nel tempo a crearsi tutta una serie di utili conoscenze naturalistiche: fauna, flora, acquiferi, meteo, ecc. Ne troviamo innumerevoli esempi in tutte le culture umane, anche le più primitive:

Anche la scienza antica di Babilonesi, Egizi, Greci, del Medioevo islamico, cinese ed europeo si è evoluta da conoscenze naturalistiche simili e ci ha dato, ad esempio, la geometria euclidea e l’ aritmetica dei numeri razionali. Queste teorie funzionano perfettamente nel mondo quotidiano e hanno permesso già nell’ antichità di elaborare registri fondiari, regolare commerci, misurare il tempo e calcolare distanze; addirittura di stimare correttamente il diametro terrestre.

Ma a un certo punto questa scienza ha raggiunto i suoi limiti. La scienza moderna, sperimentando e verificando i fatti empirici in modo sempre più sofisticato si è spinta oltre, è penetrata in territori dove le intuizioni della nostra mente non sono più adeguate. Già la scoperta dei numeri irrazionali come π (pi greco) o √2 (radice di 2) aveva iniziato a mettere in crisi una concezione del mondo quale prodotto di un’ intelligenza razionale. I risultati della scienza moderna appaiono spesso incomprensibili e paradossali, come le geometrie non euclidee, la teoria della relatività, la meccanica quantistica e, appunto, la teoria della selezione naturale per pressione ambientale.

Non sono mancati i tentativi di cooptare concetti provenienti dalla fisica quantistica per promuovere una scienza trascendentale in contrapposizione alla scienza ortodossa, qualificata come meccanicistica, riduzionista, cartesiana. La scienza contemporanea è tutt’ altro che cartesiana, cioè non postula più alcun dualismo mente-corpo. Questi tentativi si basano su crassi errori di interpretazione della reale portata della teoria dei quanti.

Un sistema fisico, p. es. un elettrone, si trova in uno stato che non è né una particella né un’ onda, ma in uno stato descritto matematicamente da ciò che vien chiamato funzione d’ onda; al momento dell’ osservazione si possono verificare a seconda dei casi fenomeni che sono tipici di una particella oppure di un’ onda. È il cosiddetto problema dell’ osservatore: solo al momento dell’ osservazione, cioè quando interagisce con un apparato, la funzione d’ onda assume un valore ben preciso e misurabile, si dice che decade.

Questo fenomeno non comporta un influsso della consapevolezza umana, di un’ inafferrabile energia psichica sul mondo fisico. Il malinteso nasce probabilmente dall’ uso della parola osservazione per indicare l’ interazione con un appartato di misura costruito dall’ uomo. Ma un sistema fisico interagisce sempre con qualcosa, anche se non c’è nessun essere autoconsapevole a registrare il fenomeno. Il termine osservazione viene caricato di connotazioni spurie. Esso non apre una finestra di influenza trascendentale sul mondo subatomico ma al contrario mostra i limiti delle capacità della mente umana.

Si utilizza spesso l’ affermazione “il tutto è più della somma delle parti” –certamente corretta – per criticare l’ approccio riduzionista e materialista, senza trascendenze, della scienza moderna. Ma ciò non significa affatto che il tutto sono le parti più un mistico, inafferrabile, inconoscibile “tertium” oltre e sopra le parti. Riduzionismo non significa necessariamente riduzione di un fenomeno di un livello alle leggi del livello inferiore (p.es. dalla psicologia alla neurologia, dalla biologia alla chimica, da questa alla fisica quantistica): il “più” in questione è l’ unione intima delle parti che funzionano assieme e le reazioni e funzioni che risultano da questa unione. Le interconnessioni e interazioni vanno scoperte e descritte sperimentalmente, non postulate a priori. Lo scienziato si chiede come procedere per avvicinarsi il più possibile alla realtà dell’ universo con i limiti dei nostri organi di senso e della nostra facoltà di comprensione; il creazionista ha l’ ambizione di andare oltre questi limiti e conoscere l’ universo completamente.
La teoria del creazionismo è rimasta ferma a quel tipo di scienza che si basava sull’ accordo ingenuo con i dati di fatto immediati dell’ ambiente circostante. Assomiglia in questo alla psicologia popolare, che postula una natura teleologica. Secondo questa visione del mondo ogni fatto significativo che ci accade ha una sua causa e se vediamo un meccanismo che funziona significa che dietro c’è un mente intelligente che l’ ha creato. È un ragionamento perfettamente legittimo e ragionevole per le incombenze quotidiane della sopravvivenza e della vita sociale. Non abbiamo alcuna intenzione di mettere in discussione questi meccanismi della nostra mente ben adattati, dopo centinaia di migliaia se non milioni di anni. Il problema nasce nel volerlo applicare a questioni che non sono più alle nostre dimensioni quotidiane come l’ evoluzione delle specie.

La complessità e soprattutto le imperfezioni stesse del mondo suggeriscono che un designer intelligente è estremamente improbabile allo stato attuale delle conoscenze; il mondo intero e gli esseri viventi che vivono su questo pianeta sembrano piuttosto il prodotto di un bricoleur. I dati sperimentali messici a disposizione dalla ricerca scientifica ci permettono di identificare con grande probabililità questo bricoleur: è la selezione naturale per pressione ambientale.

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