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Il successo delle medicine complementari

24, Giugno 2014 Inviato da admin in : storia e scienza , trackback

Le medicine complementari stanno ottenendo un successo crescente presso il pubblico e gli operatori sanitari malgrado non esistano prove della loro reale efficacia. Ma se così tanti pazienti e operatori li utilizzano e continuano a utilizzarle, in alternativa o in complemento alla medicina ortodossa, potrebbe esserci qualcosa di interessante da imparare.

La medicina ortodossa ha fatto registrare indubbi progressi e spettacolari successi nella prevenzione e cura di molte malattie e nella qualità di vita della popolazione ma in alcuni campi esistono ancora problemi. Siamo stati viziati da un secolo di successi in campo medico e ora ci aspettiamo rapidi rimedi per tutto.

La complessità della relazione tra medico e paziente rappresenta una vera e propria sfida per il metodo scientifico e va affrontata a diversi livelli. Non è la prima volta che la scienza si trova ad affrontare lo studio di sistemi complessi, è un campo di studi affascinante.

Prima di iniziare chiariamo alcuni termini utilizzati in questo campo.

Alternativo da l’ idea di un sistema indipendente di pensiero e di prestazioni curative: ciò può essere vero in teoria ma la pratica è molto più eclettica e molti non si pongono problemi teorici. Sotto questo punto di vista è forse da preferire l’ aggettivo complementare, che indica piuttosto l’ idea di possibili sinergie.

Si usa volentieri l’ aggettivo olistico per sottolineare che si cura tutta la persona non solo la malattia ma ciò vale anche nella medicina ortodossa, soprattutto per generalisti e operatori di base. Per giustificare teoricamente questa posizione molti operatori sostengono che il loro approccio mobilizza le capacità naturali del corpo, il cosiddetto terreno, una nozione che risale ad Ippocrate. La medicina ippocratica non disponeva di mezzi veramente efficaci per curare le cause delle malattie; era quindi logico occuparsi della psiche del malato e lasciare la natura fare il proprio corso. Invece di parlare di terreno oggi parliamo di predisposizioni genetiche sulle quali abbiamo ben poche possibilità di modifica. Possiamo praticare una certa sorveglianza e intervenire, se del caso, per ridurre i rischi. In questo senso la medicina ortodossa – le misure di prevenzione, di igiene e di sanitizzazione, e le vaccinazioni – è addirittura più olistica di quelle alternative.

Allopatico è un aggettivo utilizzato dai cultori delle medicine alternative per qualificare la medicina ortodossa. Esso indicherebbe che la pratica medica come si è venuta sviluppando nella civiltà occidentale utilizza mezzi e farmaci estranei e contrari alla natura umana. È un termine che oggigiorno non ha più alcuna ragione d’ essere: i concetti terapeutici di simile e contrario – omeopatia e allopatia – risalgono alla teoria degli umori della medicina ippocratica e hanno oggi perso ogni significato.

Le medicine complementari a prima vista si basano su teorie e conoscenze molto diverse. Alcune, come l’ agopuntura e l’ omeopatia, su un’ anatomia e una fisiologia alternative; altre, come l’ osteopatia, su interpretazioni peculiari dell’ anatomia e della fisiologia del sistema muscolo-scheletrico; esistono inoltre forme di medicina complementare che si rifanno a tradizioni culturali specifiche (medicina ayurvedica, medicina tradizionale cinese).

Ma cercando sotto la superficie si scopre un’ interessante storia di interazioni che risale fino alla preistoria. Tre grandi tradizioni mediche si sviluppano indipendentemente una dall’ altra nel Vecchio Mondo: intorno al basso corso del Fiume Giallo (la medicina tradizionale cinese), nella grande valle dell’ Indo e del Gange (la medicina aiurvedica) e attorno al Mediterraneo (la medicina ippocratica).

Non solo la storia, anche l’ antropologia ci fornisce interessanti spunti di riflessione sul potere di guarire, sulla forza delle illusioni condivise, sul potere dell’ immaginazione sulla fisiologia: Levy-Strauss descrive nelle sue ricerche la consapevolezza degli sciamani quando si pongono domande sulla fedeltà alla realtà dei fatti delle loro pratiche, domande non troppo dissimili da quelle degli scienziati moderni.

Nella sua critica della scienza moderna Feyerabend usa il termine “tradizioni” per definire diversi sistemi di credenze, conoscenze o pratiche – un termine che calza a pennello in questo caso – e sostiene che non esiste un modo razionale “a priori” per scegliere tra medicina ortodossa e complementare. Ma non bisogna intenderlo come radicale relativismo, completa indifferenza per la fedeltà fattuale. Ciò avrebbe nefaste conseguenze pratiche in relazione alla promozione e al mantenimento della salute, soprattutto per le persone più deboli e sprovvedute. La pratica medica è un costrutto sociale e va studiata in modo pragmatico e i criteri scelti caso per caso in modo opportunistico.

Non esistono studi sperimentali rigorosi e riproducibili che convalidino le terapie alternative, perché allora non ci si fida della medicina ortodossa?

Una parte crescente della popolazione si rivolge alle medicine complementari soprattutto per patologie per le quali la medicina ortodossa non ha sempre soluzioni efficaci, malesseri cronici, piuttosto che acuti, che creano disagi, anche rilevanti, al normale corso della vita quotidiana ma non mettono a repentaglio la vita: disturbi musculo-scheletrici, dolori cronici, allergie, problemi psicosomatici e relativi allo stress.

Poi gioca un ruolo importante il fatto che troppi medici non si prendono abbastanza tempo per i loro pazienti, nè per esaminarli, nè per spiegare ciò che fanno, le diagnosi e gli effetti delle medicine che prescrivono, soprattutto gli effetti collaterali negativi e il modo di ridurne l’ impatto.

Sta cambiando l’ attitudine dei pazienti nei confronti dell’ autorità degli operatori sanitari (sia ortodossi che complementari), meno passiva, meno “paziente”. Si decide di intraprendere una consultazione in modo molto pragmatico e spesso su suggerimento e/o dopo aver sentito il parere di parenti, amici e conoscenti.

Quando si tratta di comportamenti in relazione con la salute e le cure mediche è importante saper distinguere tra quello che è il beneficio oggettivo – dove entrano in gioco la scienza e la pratica medica e che va valutato con studi rigorosi di efficacia e di efficienza. – e il beneficio soggettivo, dove l’ unico giudice è il paziente,

Un’ importante aspetto del successo di una cura dal punto di vista del paziente è quello di ricevere una interpretazione o una spiegazione della malattia in termini a lui confacenti. In questo senso, davvero la realtà nosologica è un costrutto sociale e la terapia non consiste solo nell’ applicare mezzi di cura ma anche nel modo in cui la malattia riceve un nome e una forma culturale.

L’ efficacia di molti trattamenti può essere spiegata con il cosiddetto effetto placebo, un potente meccanismo che mette in moto mediatori biochimici e fisiologici ben documentati. Il medico stesso agisce quale placebo, un effetto influenzato da due fattori principali, la personalità del medico e il suo grado di convinzione e sicurezza. Le parole, e anche tutti gli altri segni non verbali, possono produrre su chi le ascolta e su chi le produce (o non le produce) effetti somatici misurabili, dalla pressione sanguigna alle funzioni digestive, proprio come le molecole di un farmaco.


Bibliografia

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