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A che serve la religione?

20, Dicembre 2007 Inviato da Giovanni Ruggia in : credenze e valori , trackback

Strange is our situation here on earth. Each of us comes for a short visit, not knowing why, yet sometimes seeming to divine a purpose. From the standpoint of daily life, however, there is one thing we do know: that man is here for the sake of other men – above all for those upon whose smiles and well-being our own happiness depends. Albert Einstein
Ricordo vagamente da bambino libricini con episodi molto suggestivi sulla vita di Gesù Bambino. Per esempio Gesù, mentre gioca con i compagni, dà vita a pupazzi fatti con il fango

Doveva trattarsi di versioni per bambini di vangeli apocrifi e venire dalla casa dei miei nonni materni, luterani. Mia madre deve averceli messi a disposizione perché raccontavano belle storielle edificanti. Ma non li ho mai più rivisti. Mio padre deve averli fatti sparire perché non conformi all’ insegnamento ufficiale della Chiesa Cattolica. E mia madre stessa ogni qualvolta ho accennato a questi libri, diceva (o faceva finta) di non ricordarsene.

Mio padre era un favoloso contastorie, non ho mai saputo se se le inventasse o le avesse prese da qualche raccolta. Non re, fate, principesse o eroi, ma personaggi semplici: ul peson, la muntagna mai vista e mai cognosüda, ul lüf che roba ul lacc, ul maraa che porta ul san, eppure quando raccontava ti incantava ed eri rapito in un magnifico mondo fantastico. Durante le vacanze d’ estate ci organizzava delle settimane di viaggio alla ricerca dei luoghi della mitologia nazionale, la Tellsplatte, la via cava, il monumento a Winkelried. Indimenticabili anche suoi vecchi quaderni di ricerche di geografia con affascinanti descrizioni di paesi, città, fiumi sconosciuti. Era una persona curiosa, vivace, intelligente e generosa.

Eppure è sempre stato anche un fondamentalista cattolico, conservatore e misogino. Malgrado i matrimoni misti fossero già possibili allora, mia madre dovette convertirsi al cattolicesimo, abiurando la sua fede protestante. Egli era una persona estremamente insicura e raramente osava esporsi personalmente. E col tempo questi aspetti hanno preso il sopravvento nella sua vita.

La religione ha rovinato mio padre, gli ha posto un progetto di vita irrealizzabile, soprattutto per una persona con il suo carattere. Gli ha impedito di trovare obiettivi più terreni, ha esasperato i suoi sensi di colpa, ha aggravato la sua incapacità di assumere responsabilità, di esprimere le sue emozioni, di ricercare la felicità. Solo un senso del dovere innato e una congiuntura economica favorevole gli hanno permesso di portare a termine con successo la carriera professionale ma alla fine non ha trovato le risorse per una vecchiaia serena.

Ma perché la gente crede in un essere supremo? A che serve la religione?

Per iniziare vorrei invitarvi a una breve escursione al castello di Rapperswil sul lago di Zurigo, per incontrare Janusz Korczak, detto il Pestalozzi di Varsavia. Alcuni anni fa mi capitò di partecipare a una riunione a Rapperswil. Dato che iniziava il mattino presto mi ci recai già la sera prima e, per occupare il tempo dopo cena, decisi di visitare il castello, posto su una collina che sovrasta la cittadina e il lago.
Lì scoprii un’ esposizione dedicata a Janusz Korscak, medico, pediatra, pedagogo. A Varsavia egli fonda un’ istituzione per orfani, che riesce a mantenere funzionante perfino nel ghetto, durante l’ occupazione nazista, fino alla deportazione in un campo di sterminio. Offertagli la salvezza, rifiuta, preferendo condividere la sorte dei bambini del suo orfanotrofio, sostenendoli e confortandoli anche in questa estrema circostanza. Un pannello dell’ esposizione recava quella che potrebbe sembrare una risposta che molti sottoscriverebbero: “La solitudine è una caratteristica esistenziale dell’ uomo, la fede una necessità per far fronte a questa solitudine”

Le credenze religiose sono un fenomeno molto comune e onnipresente nella storia umana. Questa consistente presenza indica che ciò rappresenta come minimo un adattamento della mente umana alle nostre condizioni di vita: cercando a fondo è probabile che troveremmo, se non qualche verità fondamentale, qualche desiderio o bisogno della natura umana che la credenza in questione è atta a soddisfare. Esse già da tempo sono quindi state riconosciute come un legittimo soggetto di studio scientifico.
Il tema centrale della maggior parte delle religioni sembrerebbe quello di favorire un comportamento corretto e buono ma la persona corretta e buona arrischia fortemente di essere sfavorita dalla selezione naturale. Siamo forse di fronte a un fenomeno di selezione a livello di gruppo, secondo la quale i gruppi che sviluppano un senso religioso vengono favoriti rispetto ad altri perché dove gli individui presentano queste caratteristiche la coesione sociale è migliore? Sappiamo che la selezione naturale non funziona così. Le caratteristiche fenotipiche e comportamentali di un individuo devono presentare un vantaggio immediato per l’ individuo stesso e le sue opportunità riproduttive.
Ma essere corretti e buoni non deve necessariamente essere svantaggioso. Persone con la fama di essere corrette e buone potrebbero in realtà essere favorite in un contesto sociale: una buona fama può favorire le relazioni sociali e scambi proficui. Inoltre probabilmente una credenza condivisa conferisce credenziali di appartenenza a coloro che credono, meglio se secondo i canoni della maggioranza, per cui esprimendo il proprio credo si è membri della comunità dei credenti, si è automaticamente buoni, e si godono i vantaggi della protezione del gruppo . Questa appartenenza va dimostrata con comportamenti adeguati e visibili, l’ adempimento di pratiche come digiuno, elemosina, rinuncia a cibi impuri e la partecipazione a riti comunitari.
D’ altra parte lo scopo dichiarato di molte religioni non è soltanto di favorire il comportamento buono ma anche il raggiungimento di uno stato di Salvezza (la nozione cristiana e islamica di Resurrezione, o quella buddista di Nirvana). La religione potrebbe essere la risposta alle speculazioni degli umani riguardo al futuro, una caratteristica emergente quando l’ intelligenza animale raggiunge un certo livello . Gli animali sono organismi che tendono a raggiungere un certo livello di equilibrio ormonale, che si potrebbe definire come serenità o felicità: eseguendo determinate attività (nutrirsi, ottenere accesso a partner sessuali adeguati), che in ultima analisi contribuiscono a diffondere i geni presenti nell’ organismo, essi sperimentano uno stato emotivo di soddisfazione. Lo sviluppo dell’ intelligenza e dell’ autoconsapevolezza ha portato in questo contesto alla situazione particolare degli umani. La capacità di fare associazioni illimitate porta a fare speculazioni anche sul futuro, con il vantaggio di poter manipolare il presente basandosi sulle conoscenze accumulate dall’ esperienza, ma contemporaneamente con lo svantaggio di perdere la capacità di godere appieno della soddisfazione presente a causa della preoccupazione per l’ incertezza riguardo al futuro: troverò ancora cibo? incontrerò ancora il partner? I miei discendenti saranno felici? Che cosa succederà loro quando sarò morto? Le credenze religiose potrebbero essersi evolute come risposte a questi quesiti. In questo contesto è interessante considerare anche l’ alternativa di non pensare, come nelle tecniche di meditazione trascendentale.
La religione sembra quindi assolvere diverse funzioni nelle società umane, dalla spiegazione di fenomeni naturali incomprensibili, delle origini del mondo e del senso della vita, alla normativa etica e morale, quale cemento di una società, ma queste spiegazioni funzionalistiche non ci possono dire come si sia evoluta. Inoltre le religioni non spiegano tutte le stesse cose, non danno tutte una spiegazione simile del mistero delle origini e delle normative etiche e morali; società solide possono esistere anche senza, o senza un’ unica, religione che le giustifichi e le comprenda.

Molte caratteristiche fisiche e comportamentali non sono direttamente legate a un vantaggio selettivo specifico ma sono l’ effetto collaterale di caratteristiche evolutesi per altri motivi . Il comportamento di molti insetti che vanno a finire carbonizzati su una candela o una lampadina, non si è evoluto per il vantaggio dato dall’ immolarsi ma è la conseguenza, spiacevole, del loro sistema di navigazione che si è evoluto utilizzando il sole o altri corpi celesti luminosi come punto di riferimento; mantenendo un angolo costante nella loro rotta rispetto ad essi permettono di orientarsi efficacemente. Le candele e le lampadine sono acquisizioni relativamente recenti nell’ ambiente degli insetti, ai quali non hanno ancora avuto tempo di adattarsi. In questo caso mantenere un angolo costante porta giocoforza a una spirale sempre più stretta.
Ora, se la religione è l’ effetto collaterale di caratteristiche psicologiche umane evolutesi per altre ragioni, quali sono queste altre ragioni?
Secondo Wolpert, la nascita di credenze è legata all’ evoluzione nella mente umana di una funzione specifica, un cosiddetto “belief engine”, preposta all’ elaborazione di relazioni causali, che ha la sua origine nell’ uso e produzione di utensili . La funzione primaria del cervello è di controllare i movimenti del corpo, una capacità fondamentale per la vita animale. I precursori dei cervelli dei vertebrati furono collezioni di fibre nervose con funzioni di controllo dei movimenti negli invertebrati. Per decidere quando e in che direzione muoversi divenne necessario percepire il mondo esteriore; organi di senso affidabili evolvettero per fornire informazioni atte al controllo dei movimenti; parallelamente le emozioni evolvettero per la scelta delle strategie più appropriate, fuga, attacco, accoppiamento: “senza muscoli, niente cervello”.
In seguito apparvero nel corso dell’ evoluzione delle rappresentazioni di se al fine di coordinare i segnali dal corpo per produrre comportamenti appropriati: non esiste esperienza di se come qualcosa di distinto dal proprio corpo: “senza corpo, niente mente”.
Ora, se la funzione principale del cervello è di scegliere e controllare i movimenti appropriati per la sopravvivenza, non è irragionevole supporre che le credenze si evolvettero in relazione con l’ uso e la fabbricazione di strumenti, in quanto sia le une che gli altri richiedono un apprezzamento delle interazioni causali. Apprezzare relazioni causali è innato e si sviluppa molto presto nei bambini, a differenza degli animali.
Parallelamente all’ evoluzione delle credenze causali si è evoluto anche il linguaggio. Esiste un interessante parallelo tra la struttura grammaticale del linguaggio e la struttura della manifattura di utensili complessi. Alcuni autori sostengono addirittura che il linguaggio si sia evoluto proprio dalla gesticolazione.
La confabulazione è una componente del nostro sistema di credenza molto più comune di quanto è generalmente ammesso. Nel costruire storie coerenti su fatti accaduti, molti di noi scelgono la consistenza e la soddisfazione interna piuttosto che l’ aderenza alla realtà. Non ci sono confini netti tra credenze normali e credenze illusorie. Potrebbe essere una caratteristica adattiva, nel senso di fornire una visione più positiva del mondo, un vantaggio nella competizione con i propri simili.
Una volta evolutosi il pensiero causale in relazione con l’ impiego e la fabbricazione di utensili e poi il linguaggio, era inevitabile che gli umani cominciassero a interessarsi delle cause di tutti gli eventi. C’ erano sensazioni di paura, malattie e altri pericoli come carestie, che andavano dominate. Gli agenti causali più probabili sotto gli occhi dei nostri antenati erano loro stessi e i loro simili. Non dovrebbe perciò sorprendere che molte delle risposte che i nostri antenati davano alle loro domande fossero forze potenti che assumevano sembianze umane: divinità a somiglianza umana.
L’ idea di esseri onnipotenti e con un interesse personale nelle vicende umane – che ci possono dare la vita e la felicità, se ci affidiamo ad essi, oppure togliercela, se li rifiutiamo – si sviluppa nella mente umana in modo naturale molto presto. Il cucciolo umano dipende totalmente fisicamente e psicologicamente da una persona (la mamma) onnipotente nei suoi confronti durante i primi mesi e anni della sua esistenza .
Il sentimento religioso è evolutivamente positivo, perchè promuove l’ ottimismo e la speranza, anche se non vanno sottaciuti effetti negativi come sensi di colpa. Tutto ciò può aver ridotto la paura della morte e rappresentare un vantaggio evolutivo. Molte spiegazioni religiose sono confortanti. Esistono prove di una correlazione positiva tra essere religiosi e essere felici, che attività religiose riducono lo stress psicologico e favoriscono un maggiore benessere. C’ è anche un vantaggio nel condividere determinate credenze religiose col proprio gruppo e agire in conformità ad esse.
D’ altra parte esperienze di intense emozioni simili a quelle provate in ambiente religioso si possono avere anche al di fuori della religione, in stati alterati di coscienza. Un’ indagine su soggetti che hanno sperimentato potenti forze spirituali ha mostrato che esiste una grande varietà di fattori scatenanti, dalla musica, alla bellezza della natura, ai figli, alla poesia, al sesso. Cercare di raggiungere stati più elevati di coscienza è un punto centrale di molte tradizioni religiose. Questi stati possono altresì essere indotti da droghe, privazione di cibo o sonno, controllo del respiro, sforzi prolungati, ecc. E infatti molte delle tecniche di meditazione o di ascesi comprendono molte di queste caratteristiche.

Le religioni, come molti altri aspetti culturali, possono essere considerate dei memi, sottoposti a selezione nelle, e a trasmissione selettiva tra, menti umane .
Molte idee e molte spiegazioni di un’ infinità di fenomeni strani e inspiegabili passano incessantemente per le nostre menti, alcune vengono abbandonate immediatamente, altre persistono nelle nostre menti ma vengono difficilmente trasmesse ad altri, altre riescono ad ancorarsi in molte menti e altre ancora a sopravvivere per generazioni, diventando complessi organizzati. Lo studio di questo processo di selezione può offrirci una spiegazione delle religioni.
Le religioni non si sono diversificate da un’ origine comune, come potrebbe essere successo per le lingue, ma sono il risultato di un processo di riduzione, di selezione delle varianti con il maggior successo relativo. Tutto ciò succede incessantemente anche nelle menti di ciascuno di noi. Anche se le maggiori religioni mondiali sembrano costrutti teologici monolitici, nella mente di ciascun credente le cose stanno in modo molto differente e sono presenti varianti leggermente diverse. Ma non bisogna spingere troppo lontano la metafora genetica. Nella nostra mente i concetti vengono rielaborati secondo un procedimento differenziato che favorisce alcune associazioni e non altre.
Concetti soprannaturali si caratterizzano per una violazione di un modello naturale di un concetto (animale, persona, oggetto). Non una qualsiasi strana qualità eccezionale ma una violazione “ontologica”, qualcosa che vada contro il concetto stesso. Queste sono proprio le violazioni che meglio vengono ricordate in esperimenti controllati, al di là delle differenze culturali.
La mente umana non è un entità omogenea e unitaria ma un insieme di sistemi specializzati, a loro volta composti da substrutture specializzate a eseguire determinate funzioni. La percezione e comprensione del mondo richiedono l’ attivazione di sistemi di inferenza differenti a seconda della categoria di oggetti che attivano gli organi di senso. Alcuni oggetti e situazioni attivano selettivamente in misura maggiore alcuni sistemi di inferenza, rilevanti per la biologia e il comportamento della nostra specie sociale. Molti concetti si sviluppano in realtà da abilità speciali: l’ abilità di elaborare informazioni (siamo una specie affamata di informazioni) e di cooperazione sociale (possediamo un’ intelligenza sociale ipertrofizzata) portano allo sviluppo del “gossip”, del pettegolezzo, della ricerca di informazioni confidenziali sullo stato, le risorse, gli affari sessuali dei nostri consimili, allo sviluppo di un’ attenzione speciale e di elaborazione privilegiata di informazioni e inferenze in contesto di scambio sociale (la nostra mente è un abilissimo detettore di imbroglioni), al fine di valutare la credibilità e affidabilità di altri umani.
Un’ ulteriore capacità della mente umana è quella di saper considerare e rappresentare non solo la realtà presente nell’ ambiente immediato, ma anche realtà assenti o immaginate. Scenari ipotetici sospendono un aspetto della situazione reale ma le inferenze dei nostri sistemi mentali funzionano nel modo usuale anche se una parte della situazione non è presente agli organi di senso. Concetti soprannaturali sono solo una conseguenza di questa nostra capacità.
Dei e spiriti saranno anche entità trascendenti ma hanno effetti precisi sul comportamento umano. Si possono considerare come persone speciali che, contrariamente alle persone normali, hanno accesso illimitato all’ informazione, quella strategica, si intende, cioè quella che attiva i sistemi mentali che regolano le interazioni sociali. Se gli esseri soprannaturali si limitassero a conoscere proprio tutto sarebbero banali e non interessanti: quel che conta è che conoscano tutto quello che io e i miei simili possiamo aver fatto di bene o di male ai nostri simili (rubare, fornicare, ecc.: queste sono le informazioni strategiche). Esistono dati antropologici che documentano questo stato di cose.
Si tende spesso a pensare che le persone diventino religiose, o riscoprano la religiosità, perchè hanno avuto esperienze gravi. Il ragionamento è che la religione dia un senso alle prove e alle vicissitudini della vita, dia un senso morale.
In realtà il senso della moralità è innato negli umani, le nostre emozioni di fronte a fatti che ci impressionano sono basate nella nostra biologia. Siamo un animale sociale che ha bisogno di cooperare con altri per sopravvivere. L’ evoluzione ha sviluppato in noi emozioni che ci danno ricompensa emotiva positiva – cioè ci fanno sentire bene – se ci comportiamo correttamente e negativa se ci comportiamo male, non in generale ma come cooperatori nel nostro gruppo sociale (perfino nelle bande di delinquenti esiste il senso dell’ onore). I concetti religiosi hanno successo perchè utilizzano capacità che la mente umana comunque possiede. Il rapporto di causalità è inverso, sono i concetti religiosi che parassitano la morale intuitiva.
Si ipotizza spesso che la cura dei morti presso le popolazioni preistoriche sia stato uno dei primi segni di sentimento religioso. È più verosimile che la cura speciale dedicata ai morti sia segno del disagio provocato dalla contraddizione per i nostri sistemi inferenziali mentali tra il concetto di persona, che il morto all’ inizio ancora rappresenta, e il concetto di preda o di oggetto inanimato pericoloso (contaminazione, contagio). Alcune culture conoscono addirittura due cerimonie funerarie. Si tratta di riti di passaggio. Su questa ritualità ha potuto innestarsi la religione, sfruttando le emozioni e le rappresentazioni che provocano i corpi dei morti.
Si possono evidenziare alcune caratteristiche dei rituali, che non devono necessariamente essere sempre tutte presenti: senso di necessità pressante, necessità di esecuzione corretta e fedele per evitare terribili conseguenze, effetti sociali importanti, partecipazione soprannaturale. Con una mente sensibilizzata a rivelare pericoli non immediatamente percepibili, interazioni sociali, azione a distanza da parte di agenti assenti e invisibili è naturale che rituali che attivano tutte queste caratteristiche possano avere molto successo.
L’ invenzione della scrittura ha permesso di mettere per iscritto molte delle credenze e sono nate caste di scribi per catalogarle e affinarle. Ciò ha portato a una specie di globalizzazione e affinamento delle credenze ma contemporaneamente è andata persa una parte dell’ immediatezza e personalizzazione che le credenze orali locali permettevano, dando luogo a una sorta di scollamento tra le teologie delle grandi religioni letterate e il credo popolare.
Un altro aspetto della natura umana è che è facilissimo creare forti sentimenti di appartenenza a un gruppo anche con banali segni esteriori e con membri del gruppo presi a caso (basta pensare ai giochi di squadra da collegio o da club vacanze). In pratica si creano facilmente coalizioni, anche per futili motivi (gli ultras delle squadre sportive) dove vige un rigorosissimo “tutti per uno, uno per tutti”. In campo religioso ciò da origine al fondamentalismo, l’ affiliazione diventa una cosa radicale, nascono organizzazioni e corporazioni religiose. Affinchè non ci siano dubbi sull’ affiliazione, il prezzo deve essere alto, nasce la violenza religiosa che, appunto, spesso è soprattutto rivolta contro i propri membri. In pratica la violenza fondamentalista religiosa è uno strumento per alzare il prezzo della defezione per coloro che potrebbero essere tentati di seguire la modernità e la tolleranza, visto che i sistemi tradizionali di coalizione sono confrontati a livello mondiale con molteplici alternative valide e funzionanti.

Abbiamo visto quindi che molte caratteristiche naturali della mente umana concorrono a creare sentimenti religiosi. Suggestioni religiose attivano un insieme particolare di sistemi mentali, che aumentano la probabilità che concetti di questo tipo si formino nelle menti umane, che appaiano intuitivamente plausibili, che qualcuno trovi congeniali le loro formulazioni esplicite, che le renda impermeabili a influenze corrosive come quelle dell’ indagine scientifica.
L’ evoluzione della mente umana l’ ha resa ricettiva a credenze soprannaturali. Ma non a qualsiasi credenza soprannaturale: per la presenza di molteplici e distinti sistemi inferenziali, l’ ha resa ricettiva a un insieme molto ristretto di concetti soprannaturali: a quelli che attivano congiuntamente sistemi inferenziali per la causalità, la predazione, la morte, la moralità, gli scambi sociali, ecc. I concetti religiosi non devono essere necessariamente particolarmente buoni o utili, basta che lo siano solo un po’ più di altri, sono così più facilmente acquisiti e trasmessi. Col tempo la differenza diventa enorme: un semplice processo di selezione naturale.

E abbiamo visto pure che le religioni forniscono il tipo di coerenza necessario a dare senso alla vita dei credenti, sono un legante sociale. Sentirsi parte di un gruppo, di qualcosa di più grande di se stessi, contribuisce a dare un senso alla vita individuale .
Le credenze religiose sono adattive perchè permettono a colui che crede di essere più ottimista, e quindi più efficace, e di soddisfare una naturale tendenza del nostro cervello a trovare spiegazioni coerenti e ragionevoli, una tendenza legata ai nostri geni. Il pensiero causale evolutosi per la manifattura di utensili, ha procurato all’ umanità un fondamentale bisogno di avere credenze che gli permettano di comprendere il mondo e di decidere come comportarsi e, quale effetto collaterale, le credenze religiose e le credenze nel paranormale e nelle allucinazioni della propria mente. Una percezione completamente obiettiva della condizione umana non è consolante, un po’ di illusione positiva fa bene all’ autostima, inoltre per molte persone la scienza è inaccessibile e insoddisfacente. Ma tutti i prodotti dell’ intelletto umano possiedono accanto ad aspetti positivi, che hanno contribuito al progresso civile, sociale ed economico dell’ umanità, anche potenti aspetti negativi. E le religioni non sono da meno, esse generano intolleranza, offese alla dignità umana, prevaricazioni e violenze nei confronti di credenze diverse, sensi di colpa.

È ora che anche la religione venga sottoposta ad analisi critica dei suoi benefici e rischi, come si fa con lo sviluppo scientifico, tecnico, sociale e politico.
Qualcuno ha affermato che il XXI secolo vedrà la rinascita del senso religioso. A questo proposito resta di attualità quanto già affermava John Stuart Mill nel XIX secolo . “Quel che oggi si sbandiera come una nuova fioritura di religiosità corrisponde sempre, e almeno in pari misura, a una nuova fioritura di fanatismo negli uomini incolti e di mente più angusta; e ovunque, nei sentimenti di un popolo, si annidi quel potente e tenace fermento dell’ intolleranza che sempre alligna nelle classi medie di questo Paese ci vuol ben poco per scatenarle e perseguitare sul serio chi non hanno mai smesso di ritenere degno di persecuzione.”
Per terminare vorrei segnalarvi cosa diceva Janusz Korczak a proposito di istruzione religiosa: “al fine di evitare influssi ingiustificati non bisogna introdurre i bambini a principi e pratiche religiose prima della maturità, dato però che prima o poi i ragazzi vengono confrontati comunque con la religione, si può, se mostrano interesse, insegnargli le varie religioni e i culti relativi.”Molto più moderno di molti nostri responsabili dell’ educazione pubblica.
Note

–  il pescione, la montagna mai vista e mai conosciuta, il lupo che ruba il latte, il malato che sostiene il sano

– Il nome Pestalozzi, (1746-1827, educatore e pedagogista) forse non dice niente a un lettore italiano, in Svizzera invece è famosissimo, al punto da diventare sinonimo di benefattore.

Referenze

Erich Dauzenroth. Janusz Korczak, der Pestalozzi aus Warschau. Schw. Lehrerverein, Zürich 1978
Abraham H. Maslow. Religions, values and peak-experiences. Viking Press, New York 1971
Edward O. Wilson. On human nature. Harvard university press, 1978
Mario Vannechoutte. The memetic basis of religion. Nature 365: 290, 1993
Richard Dawkins. The God delusion. Bantam press, London 2006
Lewis Wolpert. Six impossible things before breakfast: the evolutionary origins of belief. Faber &Faber, London 2006
Silvia Vegetti Finzi (intervista a) “Cooperazione”, 9 maggio 2006
Pascal Boyer. Religion explained: the evolutionary origins of religious thought. Basic books, New York 2001
Laurence Tancredi. Hardwired behavior, what neuroscience reveals about morality. Cambridge university press, New York 2005
Jonathan Haidt. The happiness hypothesis. Finding modern truth in ancient wisdom. Basic books, New York 2006
John Stuart Mill. La libertà, in Id. La libertà, l’ utilitarismo, l’ asservimento delle donne. Rizzoli, Milano 1999

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