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Esiste una questione islam? E se si, come farvi fronte?

26, Luglio 2014 Inviato da admin in : attualità , trackback

Negli ultimi anni si è venuta affermando una questione islam in Europa; il periodo postcoloniale e le migrazioni ci hanno messi di fronte a comunità in forte espansione demografica che danno l’ impressione di non volersi integrare nella comunità civile che si è evoluta in Europa negli ultimi secoli e di cui andiamo fieri. Ma è solo un’ impressione o esiste davvero un problema? E se si, come dobbiamo affrontarlo?

L’ islam oggi è una religione intollerante e totalitaria, il fondamentalismo impera in tutto il mondo islamico. Non si tratta di pregiudizi o islamofobia, è la realtà che ci presenta l’ attualità quotidiana, dall’ Iran all’ Arabia Saudita, dall’ Egitto alla Siria, e perfino all’ interno delle comunità islamiche in Europa. Nel mondo islamico c’è una gravissima carenza di autocritica, della capacità di discutere apertamente e francamente, una mancanza di rispetto per le opinioni degli altri nella convinzione di possedere la verità rivelata e un’ eccessiva facilità al ricorso alla violenza e alla prevaricazione. L’ islam ha lanciato una guerra santa contro la libertà di opinione, l’ autonomia degli esseri umani, il diritto alla critica e alla libera indagine. Non c’ è dubbio che esso rappresenti una grave minaccia per la pace, i diritti umani e il progresso civile come ha documentato esaurientemente l’ IHEU (International Humanist and Ethical Union).

D’ altra parte questa minaccia è spesso strumentalizzata da ambienti che vogliono rifondare una cultura monolitica europea basata su presunte radici identitarie cristiane dell’ Occidente e spesso molti cadono nella trappola di uno scontro di civiltà. Ora, la cultura europea non è monolitica. La cultura europea si è sviluppata proprio nel senso di una sempre maggiore apertura, una cultura dell’ indagine libera da pregiudizi, una cultura che promuove l’ autonomia e la creatività degli individui, indipendentemente da genere, etnia, credenze, stile di vita. Ogni qualvolta si è cercato di riunire l’ Europa o suoi singoli paesi sotto un’ unica identità culturale, dal Sacro Romano Impero a Napoleone, al nazifascismo e al comunismo, si è andati incontro a guerre, eccidi e catastrofi sociali e culturali.

L’ espansione islamica attuale in Europa ricorda l’ espansione del cristianesimo nell’ Impero Romano. I primi Cristiani erano soprattutto masse diseredate e non si riconoscevano nella cittadinanza romana. Solo quando sono diventate maggioranza e hanno potuto prendere il potere si sono identificate nello Stato, che naturalmente da quel momento è diventato cristiano.

Se la similitudine sta, allora, vista la crescita demografica delle comunità islamiche, molti paventano il rischio che a lungo andare l’ islam prenderà il potere in un Europa, la quale a certi ambienti sembra in decadenza come allora l’ Impero Romano. Ma non bisogna portare le similitudini troppo lontano. Esistono anche differenze significative. Prima di tutto la cultura europea, malgrado l’ Europa non sia più da tempo padrona del mondo, è tutt’ altro che in decadenza. Inoltre l’ impero Romano offriva poche alternative di promozione sociale alle masse diseredate di allora che per forza di cose si rifugiavano nelle religioni alternative e nella speranza di un dio salvatore. Oggi in Europa al contrario abbondano gli esempi di cittadini di estrazione ex-coloniale e migratoria che hanno fatto carriera nelle industrie, nella finanza, nell’ amministrazione pubblica. E quando nascono problemi sociali si evita nel limite del possibile di affrontarli con la bruta forza militare ma si cerca di risolverli con strumenti politici. Verò è in ogni caso che l’ attuale crisi economica rende estremamente più difficile trovare soluzioni eque e aggrava i problemi di integrazione.

Non è la prima volta che l’ Europa si trova confrontata con l’ islam. Già nel Medioevo si era scontrata con le invasioni della Penisola Iberica e Balcanica. Allora però oltre al confronto militare c’è stato anche un influsso culturale positivo, l’ Europa ha riscoperto l’ Antichità Classica e la medicina ippocratica anche attraverso filosofi, scienziati e medici mussulmani, come tra gli altri Ibn Sina (Avicenna), Ibn Rushd (Averroè), Al Kindi o Rhazes.

Gli islamisti moderati utilizzano spesso questo aspetto civico e secolare dell’ Islam per promuoverlo ma tralasciano scientemente di ricordare che questo periodo d’ oro è durato poco e l’ Islam si è richiuso da lungo in una interpretazione fondamentalista che dura tuttora. Questa anzi si è accentuata, sotto la spinta saudita, con i proventi del petrolio e si parla a proposito di Petroislam. Non è un mistero che la guerra santa odierna dell’ Islam è finanziata da sceicchi arricchiti dall’ oro nero, sovrani assoluti che mantengono in condizione di sudditanza senza diritti i popoli dei loro paesi.

Questa strategia subdola di parlare di pace e convivenza, preparando di nascosto la dominazione, non è tuttavia caratteristica del solo Islam.

La storia ci fornisce innumerevoli esempi di utilizzo del doppio gioco e del cinismo politico, da Lenin: “bisogna essere pronti a usare, se del caso, tutti gli stratagemmi, le astuzie, metodi illegali, essere decisi a celare la verità” a Josè Maria Escrivà, fondatore dell’ Opus Dei “santa intransigenza, santa coazione e santa faccia tosta”.

Si tratta di un confronto culturale, non di scontro militare, vanno conquistate le menti e per ciò non servono mezzi coercitivi che in quest’ ottica sono addirittura controproducenti, ma bisogna valorizzare sistematicamente i vantaggi e le opportunità che offrono una società aperta e un ordinamento laico alle persone, nella scuola, sul lavoro, negli uffici di stato civile, nei centri e associazioni culturali. Bisogna promuovere le regole democratiche con coerenza, garantire il rispetto dei diritti civili anche all’ interno delle comunità religiose: il diritto a un’ educazione ugualitaria, il diritto all’ autodeterminazione personale, il primato delle leggi civili sulle convinzioni religiose.

Spesso leggiamo nei giornali di processi a persone qui emigrate, per coazione familiare, violenze domestiche, mutilazioni rituali, ecc. Gli accusati si giustificano invocando le tradizioni culturali e i dettami della loro religione ma la vera notizia è che le vittime si ribellano e, per ottenere giustizia, si rivolgono non all’ imam ma alla magistratura dello stato laico. E ciò relativizza anche il pericolo della crescita demografica: certo le comunità islamiche immigrate hanno una natalità maggiore della popolazione residente ma già nella seconda generazione questa diminuisce e molti abbandonano comunque la pratica della religione. La fetta di popolazione con la maggiore crescita demografica non sono i mussulmani ma i non credenti, malgrado le minacce di morte agli apostati.

Perfino le rivoluzioni del Nordafrica degli ultimi anni e l’ evoluzione politica in Turchia, senza dimenticare quanto bolle in pentola in Iran, mostrano che una buona parte della popolazione mussulmana non gradisce affatto un regime a guida religiosa, nemmeno moderata, ma preferisce le garanzie costituzionali.

Si rendono conto in molti che i paesi islamici sono tra i più poveri del mondo, malgrado il petrolio, e stanno diventano sempre più poveri; altri paesi del Terzo Mondo, senza risorse minerarie ma con regimi politici più aperti li stanno superando. L’ Islam allora è si una grave minaccia per la pace e i diritti civili ma è un gigante dai piedi d’ argilla. L’ applicazione letterale del Corano e degli Atti del Profeta ha portato al declino della società islamica. Mentre sono l’ inclinazione all’ indagine critica, la ricerca continua e incessante, il riconoscimento dei propri limiti, la cultura del dubbio le forze della civiltà europea.

Esiste una somiglianza tra le modalità di espansione del Cristianesimo nell’ Impero Romano e quella dell’ Islam oggi in Europa: un mix ben dosato di opere di bene, lusinghe, menzogne, intimidazioni e violenze. Deve essere il modo di propagazione tipico delle religioni. Ciò provoca reazioni violente e sproporzionate da parte della controparte che vede messe in pericolo le proprie tradizioni, dando il via a una escalation di azioni e reazioni che portano a una lotta all’ ultimo sangue, impedendo qualsiasi tentativo di convivenza. Mantenere il sangue freddo e l’ imparzialità diventa sempre più difficile, ma proprio questo è lo scopo della strategia. Se si crede in un paradiso nell’ aldilà quale premio per la propagazione della fede, non ci si preoccupa certo di trasformare il mondo di quaggiù in un inferno.

Tocca a noi liberi pensatori il compito di promuovere, malgrado tutto, un approccio razionale ai problemi dell’ umanità.

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