salta alla navigazione

Profilo

Salve. Sono nato nel 1954 in un paesino vicino a Lugano. Ho studiato medicina, antropologia e odontoiatria a Friburgo, Berna e Zurigo. Conduco uno studio dentistico alla periferia di Lugano.

Da più di trent’ anni sto con la mia compagna, laureata in lettere e psicologia, conosciuta a Vienna. Abitiamo a Lugano. Abbiamo due magnifici figli.

Sono sempre stato un lettore appassionato. Questo blog è un modo per condividere le mie letture

Sono nato in un villaggio del Malcantone, una zona rurale alla periferia di Lugano, che stava allora uscendo da una economia basata sul settore primario per entrare in una basata sul terziario, senza aver fatto tappa nel secondario. La Svizzera, uscita quasi indenne dalla seconda guerra mondiale e circondata da paesi completamente distrutti, aveva approfittato di un vantaggio importante. Il Ticino in particolare, grazie alla vicinanza dell’ Italia, viveva un periodo di espansione economica senza precedenti. Il settore bancario si sviluppava in modo esplosivo. Nel corso di pochi anni siamo passati dalla condizione di contadini o emigranti in un’ economia di sussistenza a quella di funzionari di banca con buone prospettive di carriera. Ci si guadagnava la vita con una facilità e delle prospettive che i nostri avi mai avrebbero nemmeno osato sognare.
Ho sempre avuto la passione per la lettura, una curiosità di conoscere fine a se stessa, senza scopo di applicazioni. Andavo a scuola con piacere. Aspettavo la fine dell’ estate con grandi aspettative di conoscere qualcosa di nuovo, poi la noia della routine scolastica spegneva poco a poco questo fuoco. Per fortuna c’ erano i libri, ne giravano pochi in casa mia ma ricordo ancora con entusiasmo quelli della zia Maria, maestra, figlia di maestra. Ne possedeva di bellissimi. In particolare un’ enciclopedia dei ragazzi che era una fonte inesauribile di nozioni e conoscenze affascinanti, intercalate da descrizioni di semplici esperimenti scientifici da condurre con mezzi e materiali facilmente reperibili, alla portata di un ragazzo.
E sognavo di viaggiare. Conoscere altri paesi, altri mondi. La geografia e la storia erano le mie lezioni preferite. Scienze no, ti fanno passare la voglia con i programmi scolastici di scienze.
Quanti viaggi ho immaginato sulle carte geografiche. Gli atlanti sono sempre stati la mia passione: una cosa che mi affascinava particolarmente erano i bacini imbriferi, identificare sulla carta gli spartiacque.
Mio nonno Giovanni doveva avere la stessa passione perché spesso partiva in auto. Partiva prestissimo e ritornava tardi la sera. Mi piaceva molto accompagnarlo, non ricordo di essermi mai annoiato. E lui mi invitava spesso a partire con lui. Probabilmente sentiva questa affinità nella curiosità, anche se non me l’ha mai detto. Non ricordo che ci scambiassimo molte parole durante le lunghe ore in auto. Semplicemente ci godevamo entrambi in silenzio quanto scorreva ai nostri occhi.
In un ambiente come quello – contadini diventati ragionieri in una notte – un atteggiamento come il mio era completamente anomalo e fuori luogo.
“Chi troppo studia pazzo diventa …” era il ritornello che mi sentivo ripetere. È vero che questo terminava poi con “… e chi non studia porta la brenta”.
Lo studio veniva considerato legittimo solo se finalizzato ad apprendere nozioni che conducessero a una carriera professionale o rendessero in termini monetari, mai quale piacere fine a se stesso. La cultura era una cosa superflua, da lasciare a chi aveva tempo da perdere. E inoltre c’ era quella stupida mentalità subalterna contadina per la quale il massimo della correttezza era, stai al tuo posto, fai quello che ti si comanda e non cercare di emergere.
In questo modo non solo si spegne la curiosità ma anche il desiderio di parlare con altri di queste cose, di condividere le esperienze, di informarsi sulle esperienze degli altri, di chiedere consigli. La sperimentazione personale veniva scoraggiata: la conoscenza deriva dall’ autorità e viene trasmessa per via gerarchica
Finita la scuola elementare il ginnasio. Speravo che le cose sarebbero cambiate, andando a studiare in città. E invece no, anche al ginnasio la solita solfa scolastica non cambiava, dopo poche settimane dall’ inizio dell’ anno scolastico l’ entusiasmo si smorzava e ci si trascinava stancamente per tutto l’ anno scolastico.
Al liceo poco meglio. Solo all’ università ho cominciato realmente a divertirmi. I primi due anni, studiando scienze naturali, anatomia e fisiologia per prepararmi alla facoltà di medicina me li ricordo ancora oggi come tra i più belli della mia vita: ero lontano da casa, in una città universitaria, con compagni che condividevano i miei interessi e, soprattutto, con una ragazza bella, intelligente e carnale che mi amava.
Ma di questo magari racconterò un’ altra volta.