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Tempi duri per il libero pensiero

8, febbraio 2018 Inviato da admin in : attualità , trackback

Il fondamentalismo islamico da decenni attacca a ogni occasione i diritti civili e sta raggiungendo nuovi livelli, non è più la rivendicazione del diritto a manifestare la propria identità ma la prevaricazione su quella degli altri.
Gli esempi di violazioni del diritto di professare le proprie idee sono numerosi: nei paesi musulmani, atei, baha’i, buddisti vengono imprigionati e torturati; cristiani e ebrei sono impediti nel professare la loro fede, assassinii di studenti, professori e blogger indipendenti rimagono impuniti, la segretaria generale dell’UNESCO viene minacciata di morte perché difende l’indivisibilità del patrimonio di Gerusalemme. Nelle comunità musulmane in Europa le persone vengono importunate perché non fanno il ramadan, le donne minacciate e aggredite se non si adeguano alle norme di abbigliamento e se frequentano delle persone non musulmane, la rue Jean-Pierre Timbaud a Parigi viene chiusa al traffico illegalmente per permettere la preghiera nella moschea salafita Omar. È importante sottolineare che non è tanto il cristianesimo a essere sotto tiro, come tentano spesso di far credere, ma soprattutto la libertà di pensiero, la libera indagine anche sui testi sacri, l’uguaglianza dei cittadini indipendentemente da religione, genere, gusti sessuali, ecc.
Vanno nella medesima direzione i comportamenti di alcune cittadine e cittadini, immigrate o neoconvertite, come portare il burqa, rifiutare di mandare i figli a lezioni di ginnastica o nuoto miste, pretendere le cure mediche e infermieristiche da persone del medesimo sesso. Giustificate come presunte regole religiose da proteggere, sono in realtà simboliche provocazioni che violano altre regole di convivenza civile e di uguaglianze tra i cittadini, con l’evidente intento di provocare reazioni di rigetto. E queste reazioni, regolarmente arrivano. In nome del ricupero delle nostre radici si propone di ridurre le garanzie giuridiche, le libertà di parola e associazione di tutti i cittadini. Solo hanno cittadinanza simboli legati alla religione cristiana, dai crocifissi ai salmi patriottici, oscurando tutto il resto.
Stiamo scoprendo che era solo un’illusione considerare ormai acquisiti i diritti civili, come se questi fossero così evidenti che pian piano tutti quanti li avrebbero considerati naturali. No, non è così: la lotta per i diritti civili è una lotta continua, essi vanno perseguiti senza sosta.
Il risentimento contro la cultura laica è comune nelle persone di origine islamica. I diritti civili sono considerati da molti come prodotto della cultura coloniale e imperialista occidentale; combatterli significa combattere il colonialismo e l’imperialismo occidentale. E con questo argomento riescono a ottenere un atteggiamento benevolo anche da parte di ambienti progressisti, timorosi di passare per reazionari, in nome del relativismo culturale.
Questo argomento non tiene e per due buoni motivi. Primo, i principi laici e illuministi di libertà, uguaglianza e solidarietà esistevano ben prima dell’espansione europea nel resto del pianeta e, secondo, il colonialismo e l’imperialismo non sono solo caratteristiche occidentali ma di tutte le culture che ne hanno avuto l’opportunita e i mezzi, dagli Aztechi nell’America precolombiana, alla Cina dei Mandarini, al Blocco Sovietico. In particolare l’Islam ha cancellato (e continua a farlo tuttora) né più né meno del Cristianesimo tutte le culture alternative nei territori che è arrivato a conquistare. La tratta transsahariana di schiavi dall’Africa ai paesi musulmani ha uguagliato per dimensioni e condizioni di trasporto e sfruttamento la tratta transoceanica dei paesi occidentali.
Tutto ciò è condito dall’aggravamento inesorabile del degrado ambientale planetario, argomento sul quale si sprecano tante belle parole ma non si vede alcuna azione concreta. Sotto questo aspetto la sinergia tra il capitale globalizzato e i regimi autocratici e teocratici impedisce ogni progresso, anzi, aggrava la situazione con le crescenti diseguaglianze economiche. Chi ha il potere economico riesce a opprimere i propri sudditi o a manipolare l’opinione pubblica. Il capitalismo occidentale trova nell’Arabia Saudita e negli emirati suoi satelliti e sponsors del califfato, stretti alleati. Stiamo assistendo al consolidarsi di una monocultura del profitto commerciale, dei privilegi per pochi a scapito della società civile, attraverso la manipolazione ideologica e, se necessario, la violenza fisica e psicologica.
I diritti civili sono essenziali proprio in questa lotta. Non è aggrappandoci disperatamente a crocifissi e presepi nei luoghi pubblici, o a salmi inneggianti al dio del ciel che risolveremo la situazione.

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