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La fede come innamoramento?

17, agosto 2016 Inviato da admin in : credenze e valori , trackback

Avevo assistito tempo fa a un dibattito sul tema “è proprio necessario credere in dio?” e ricordo che uno dei relatori, pastore della chiesa valdese, aveva fatto una dichiarazione intrigante: “Chi non crede non può capire chi crede come chi non si è mai innamorato non può capire gli innamorati.”

Continuava poi con un parallelo tra le Sacre Scritture e le lettere d’amore: entrambe vanno considerate all’interno di un rapporto dove certe espressioni e affermazioni prendono un accezione differente da quella normale e dall’ esterno non si capirebbero. Affermazioni forti, visto che verosimilmente tutti quanti ci siamo innamorati almeno una volta e, senza necessariamente aver letto Lucrezio e gli scettici, abbiamo conosciuto anche gli effetti collaterali negativi dell’innamoramento.

Vediamo che cosa riusciamo a stabilire empiricamente. Innamoramento ed estasi religiosa hanno effettivamente qualcosa in comune: sono stati alterati di coscienza, e non sono gli unici.

Cominciamo dall’amore. L’amore romantico si potrebbe definire come una passione intensa, esclusiva, onnicomprensiva per un altro essere umano che diventa il centro dei propri pensieri. Contrariamente a quanto alcuni pensano è un sentimento universalmente conosciuto, senza differenze di sesso, razza, cultura. Anche in certi comportamenti di animali in calore si possono riscontrare caratteristiche che possono ricordare l’ amore romantico (attenzione focalizzata, perdita di appetito, “gelosia”). Esso è associato a importanti cambiamenti ormonali che influenzano i circuiti di controllo delle emozioni, degli affetti e delle motivazioni. Ci sono diversi circuiti distinti, che possono lavorare in sinergia ma anche in competizione. Nel caso dell’ amore questi circuiti servono a trovare, tra le molte persone che incontriamo, un partner specifico, un esemplare col quale ci possiamo sentire affini e del quale ci innamoriamo. Questa “love map” cerebrale è disegnata dalle miriadi di minime influenze provocate dall’ ambiente familiare, da amici, compagni, conoscenze, esperienze amorose precedenti, ecc.

Questo stato speciale favorisce il legame duraturo tra persone per il tempo di allevare i figli che potrebbero nascere. I circuiti neuronali ad esso preposti potrebbero essersi evoluti da circuiti coinvolti in altre importanti caratteristiche dei mammiferi, la gravidanza e l’allattamento, che hanno come conseguenza una fissazione su una persona particolare, all’origine del rapporto privilegiato tra madre e figlio. Anche i maschi, possedendo i medesimi centri cerebrali e le medesime terminazioni nervose possono, in una certa misura, arrivare a provare questo stato emotivo quando partecipano di persona all’allevamento del piccolo. Chi lo ha provato sa che non c’è nulla di più piacevole per entrambi i partecipanti che immergere la faccia nel pancino, fare pernacchie con la bocca sulla pelle morbidissima quando si cambiano i pannolini, oppure il contatto fisico quando si fa il bagnetto (e la gioia diventa immensa quando lo si fa col papi nella vasca dei grandi e non nel catino), oppure ancora il contatto visivo quando si da il biberon.

Ora, se nell’amore umano possiamo misurare i livelli ormonali di entrambi i partecipanti, e i relativi cambiamenti biologici e neurologici, che cosa possiamo dire dell’ amore di dio mancando l’ accesso a uno dei partecipanti?

Conosciamo altre situazioni in cui, senza bisogno della presenza di una persona amata, un influsso ormonale altera in modo significativo lo stato di coscienza. La trance indotta da uno sforzo fisico intenso e prolungato, dall’attività sessuale, dalla musica, dalla meditazione, oppure l’assunzione di sostanze psicoattive mettono in moto gli stessi circuiti neurali del piacere. Lo stesso fanno situazioni di grande intensità emotiva come gravi pericoli e grandi gioie. Possiamo mettere in quest’elenco anche l’estasi religiosa, l’ispirazione improvvisa della creazione artistica o dell’invenzione scientifica.

In certi casi i tassi ormonali e di neurotrasmettitori possono raggiungere livelli eccessivi e portare dei normali fenomeni comuni a tutti gli umani a manifestazioni disfunzionali, come l’incapacità di pensare ad altro, a intossicazioni, a comportamenti borderline o addirittura a veri e propri stati psicopatologici, con eventuale accompagnamento di manifestazioni psicosomatiche, come incubi, voci, deliri, stimmate, automutilazioni, ecc.

Ma senza cadere nel patologico si possono anche utilizzare questi momenti quali opportunità di crescita personale, come verosimilmente intendeva suggerire il nostro gentile relatore. Da parte mia vorrei proporvi delle alternative secolari.

Ricordate il film “Gli amanti passeggeri” di Pedro Almodovar, passeggeri di un aereo che deve tentare un atterraggio d’emergenza, con altissimo rischio di catastrofe e si danno al sesso sfrenato? È lo stesso regista a dircelo: “il sesso è un modo di celebrare la nostra natura e la catarsi erotica dei miei personaggi è una diretta e comprensibile conseguenza anche del pericolo che stanno correndo”.

Oppure quest’altro episodio: era il 1 marzo 2008, al teatro alla foce di Lugano davano il “Cirano di Bergerac” della compagnia “Teatri possibili”: raramente ho provato emozioni così intense assistendo a una rappresentazione teatrale. Il Cirano innamorato, non solo di una donna, ma anche della libertà e della verità, il nemico della presunzione, dell’ipocrisia, del conformismo, libertino nel senso più bello del termine: Libertà, verità, amore (che è anche passione, carnalità, cioè amore terreno non amore divino sublimato). Bellissimo il finale, l’affrontare la morte con lucidità e consapevolezza.

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